Blog per i nati il 29 febbraio
Ci sono più cose in cielo e in terra che non nella filosofia. Ma anche certe filosofie
tirano fuori cose che non stanno né in cielo né in terra.
Correlati neurali di articoli idioti
Consultare i giornali alla ricerca di articoli di divulgazione scientifica è un esercizio assolutamente illuminante. Mostra, al di là degli scontri tra i fautori delle magnifiche sorti e progressive e i luddisti d'ogne specie, che in verità il giornalista medio è un completo ignorante in materia di scienze, e nemmeno facendolo di mestiere riesce a redarre un articolo degno di una testata nazionale.

Ovviamente, come è prevedibile, tanto più la notizia scientifica è passibile di ricami sensazionalistici e fantasiosi, tanto più essa sarà oggetto di distorsioni e forzature ideologiche. Cosa di meglio allo scopo, quindi, che dare in mano a un redattore della sezione cultura una notizia sulle applicazioni della fisiologia all'analisi dell'opinione politica?

La notizia è questa. Un team di ricercatori di New York ha esaminato tramite elettroencefalogramma 43 individui alle prese con un compito di decisione, in cui di fronte all'apparire di due diversi segni, l'uno molto più frequente dell'altro, era richiestorispettivamente di schiacciare o non schiacciare un tasto entro un tempo dell'ordine dei decimi di secondo. L'esperimento ha mostrato come le percentuali di errore di decisione, a fronte dell'apparire del simbolo meno frequente, fossero leggermente più basse (37% contro 47%) in coloro che si erano professati come "liberal" rispetto a coloro che si erano dichiarati più o meno "conservative". Inoltre, tale differenza verrebbe collegata alla maggiore attivazione, nel secondo gruppo, di una particolare area cerebrale deputata a "contrastare" decisioni basate su pattern abituali.

Se l'esperimento fosse stato compiuto con tutti i crismi della scientificità - e sorge qualche domanda: bastano 43 individui per stabilire una qualche norma? Sarebbe cambiato qualcosa o no con tempi di decisone più lunghi? E chiedendo di schiacciare in occasione della lettera meno frequente? - quello che si può ricavare è che alla base di alcune preferenze di tipo politico possono esserci dei correlati neurali precisi, che assieme all'esperienza, educazione e contesto delle persone contribuiscono alla formazione dell'appartenenza politica. Poiché lo studio non esplora test in cui l'appartenenza politica viene dedotta a partire dall'esito del compito di decisione, se ne deduce per altro che i risultati non hanno forse avuto esito significativo in tal senso, o il direttore stesso ha valutato come non ancora sufficienti i dati raccolti per tentare una simile impresa.

Questo è invece l'orripilante incipit dell'articolo del Giornale:
Se sei liberal o se sei conservatore lo dice il cervello. Non l’educazione, non gli studi, non le esperienze. Tutta questione di neuroni: a seconda di come si comportano loro, cambia il nostro atteggiamento politico-culturale.
A dirlo è la scienza e in particolare uno studio diretto dallo scienziato italo-americano David Amodio dell’Università di New York. Il ricercatore ha studiato per anni i comportamenti di liberali e conservatori, li ha riempiti di sensori, sottoposti a domande e test. Alla fine ha trovato il cervello politico: ha individuato la zona nella quale la nostra psiche «sceglie» da che parte stare.
Niente di meno, a dirlo è la scienza, e non un giornalista poco avvezzo alla comunicazione scientifica. Si badi che in neretto sono evidenziate tutte le affermazioni che non trovano alcun riscontro in nessuno degli articoli presenti in rete sull'argomento, circa un centinaio, né tanto meno nell'abstract del paper di Amodio. Ma continua lo scempio:
In questo caso i soggetti che avevano dichiarato le proprie tendenze liberali erano più reattivi, dimostrando di essere più rapidi e più frettolosi nel cambiare idea, rispetto ai conservatori che invece erano più propensi alla coerenza.
Si noti che poiché si sta parlando di un compito di decisione a tempo fissato, non era possibile valutare la rapidità (o peggio, la "frettolosità") del campione: non si capisce quindi dove stia andando a parare il giornalista. Che, poi, tenta di sua iniziativa una interpretazione, particolarmente stravagante:
Nel cervello dei liberal la corteccia si accende più intensamente che non in quello dei conservatori, ha proseguito l’esperto, cosa coerente con la loro maggiore reattività al cambiamento e a quella che gli studiosi hanno chiamato «tendenza all’ambiguità», ovvero quella indecisione che porta all’entusiasmo improvviso verso ogni novità e che spesso si trasforma anche in un atteggiamento di poca chiarezza.
Pur non eguagliando tali vette di idiozia (ma ci si era già abituati), gli altri quotidiani non sono da meno, soprattutto nei titoli, quando invece i contenuti sono bellamente tradotti dalle testate americane più accreditate. "Conservatori o liberali? E già deciso nel cervello", "Conservatori o liberali si nasce:
dipende dalla corteccia cingolata del cervello
", "Liberali o conservatori, è già scritto nel cervello"... Si è accorto nessuno che la traduzione di "Liberal" non è "liberale"?
© Francesco Rinarelli - 2009