Blog per i nati il 29 febbraio
Ci sono più cose in cielo e in terra che non nella filosofia. Ma anche certe filosofie
tirano fuori cose che non stanno né in cielo né in terra.
Tocqueville. Guida per i perplessi (ed i pazienti)
Tocqueville è a una svolta decisiva. Alcuni privati, capitanati da Andrea Mancia rileveranno la proprietà di Tocqueville da Ideazione e cercheranno di trasformare l'aggregatore in un progetto editoriale e culturale compiuto.

Pur se aggregatore, chi scrive non è della cordata. Non avrebbe avuto del resto i mezzi per parteciparvi, e comunque è tornato in pista da troppo poco tempo per essere anche chiamato in causa. A Mancia vanno ovviamente tutti gli auguri di riuscire nell'obiettivo, mentre si aspetta di conoscere più dettagliatamente i particolari sugli altri sottoscrittori - chi sarà mai il personaggio di spicco "di garanzia" per me? (Ruini? Non disperiamo di ciò).

Il passo decisivo della srl, a dire il vero, ha colto molti di sorpresa, tanto da generare incomprensioni e alcune prese di posizione ostili al nuovo assetto. Il punto di vista di molti di loro è che, la "Città dei Liberi" essendo stata creata dai cittadini, la legittimità del passaggio da Ideazione a "Tocqueville srl" sarebbe inficiata dal fatto che non ci sarebbe mai stata nessuna proprietà di Ideazione pubblicamente riconosciuta.

Questo rischia di creare una reale rottura nelle storiografie di Tocqueville. Per chi abbia voglia di dare un'occhiata agli archivi, risulterà come in un periodo non troppo preciso tra marzo e aprile 2005 Ideazione abbia deciso di prendere in mano la gestione tecnica di quanto ancora non aveva nome. Da lì in poi, il destino di Tocqueville non si è mai staccato da quello del "sindaco" Mancia, che è poi stato ambasciatore della città verso l'esterno. Ed è inoppugnabilmente riscontrabile dal punto di vista giuridico che l'aggregatore è stato fisicamente in mano ad Ideazione - che oltre a farsi promotore concreto dell'aggregazione di feed, ha fornito software, macchine, tempo, pubblicità e alcuni stipendi.

Alcuni sostengono però che, in fondo, la Right Nation di allora vide il supporto della rivista come cosa benvenuta e gradita, ma non essenziale.
Inessenziale perché, argomentano, l'idea di aggregarsi esisteva prima e indipendentemente dall'interesse di Ideazione (vedi, ad esempio ma non esclusivamente, qui, dove non si parla di Ideazione). Tale interesse allora fu visto, sempre secondo tale ricostruzione, come una conseguenza del clamore suscitato da un gruppo consistente di bloggers. Il pieno ingresso della rivista e delle sue strutture nella gestione dell'aggregatore sarebbe quindi stato un atto di "gradito mecenatismo" che avrebbe accelerato l'ascesa di Tocqueville, ma non avrebbe creato alcunché.

Partendo da storiografie tanto diverse, sembrerebbe difficile trovare una conciliazione. Tanto più che alcuni minacciano di troncare definitvamente il dialogo, e andarsene. Tuttavia questo rappresenta un danno grosso per Tocqueville, che perde penne potenzialmente importantissime, e toglie un'opportunità anche a chi esce, per rendere più visibile il suo talento e le sue idee.

Se ci si accapiglia sulla storia, si rischia di non uscirne. Soprattutto, si perde di vista l'obiettivo di quanti sottoscrissero l'idea di una Right Nation, ormai un anno e mezzo fa: dare spazio, sul serio, ad una cultura politica nuova, che rilanciasse il valore della libertà e della responsabilità in Italia. Che levasse spazio all'omologazione culturale in voga fino a tutti gli anni 90, per cui la cultura è post-comunista e il potere ex-democristiano e se non ti va bene puoi leggere a casa tua. Che aiutasse un coordinamento fra quanti volessero cambiare le cose.

La srl, a mio avviso, è un passo importante per tutto questo, e dovrebbe essere riconosciuto da tutti. Tale strumento si pone come adeguato - non perfetto, come niente in questo mondo - sia per garantire una continuità al progetto editoriale evitando possibili colpi di mano da parte di gruppi o singoli agguerriti, sia per rappresentare l'embrione di una futura società a capitale diffuso, quando la linea del progetto sarà finalmente matura.
Viene chiesto ai cittadini di fidarsi: poco, a chi espone semplicemente il banner di TV e continuerà la sua vita come prima - e magari sta passando sopra a questo momento con assoluta indifferenza; di più, a chi lascerà che la proprietà suoi articoli possa essere utilizzata "a maggior gloria dell'aggregatore"; e molto, a chi servirà volontariamente per i servizi redazionali, impegnando parte del suo tempo per aggregare i post o organizzare la pagina.

La fiducia che accorderemo dovrà essere ripagata.
A breve termine, con l'assicurazione, anche giuridicamente valida, che la srl lavori efficacemente al raggiungimento degli obiettivi, e non "venda cappellini". Che possa essere, la nuova TV, un campo dove si coltivano le eccellenze e le si valorizzano: magari pensando ad una futura scuola di giornalismo, o a modi per premiare i blogger più meritevoli.
A lungo termine, con la nascita di una fondazione, o un think tank come e meglio di quelli già esistenti. Un luogo che realmente possa incidere culturalmente nella società italiana.

Ma tutto ciò non è possibile, senza un'impegno da parte dei cittadini. Per quanto la srl possa diventare un motore potente, si insterilirà senza un'associazione che le si affianchi. Senza una rete di gente viva, la srl si trasformerà presto o tardi nell'ennesima trovata editoriale elettornica, assieme a "Grazia on line" o "Punto informatico", un luogo per i nerd del liberalismo in salsa destrorsa. Una fabbrica di slogan. E chi ci ha messo i soldi si pentirà grandemente di averlo fatto.

Quindi il problema non è la srl. Il problema è creare al più presto un'associazione forte e capillare. Proporre e proporsi. Far girare il cervello. Farsi conoscere in giro. Chi ha il coraggio di farlo, e di uscire dall'editor di testo del suo blog? Ancora troppo pochi.
© Francesco Rinarelli - 2009